AUTORITRATTO COME MESSAGGIO

fotografia come azione condivisa.

Più rifletto sul senso dell'autoritratto e più mi convinco che la sua funzione sia di uscire e incontrare il mondo, di entrare in risonanza con l'altro. Abbiamo sempre qualcosa da condividere, anche con la persona apparentemente più lontana. La teoria dei sei gradi di separazione sostiene che qualsiasi abitante della Terra sia connesso con tutti gli altri da un massimo di sei relazioni personali, di semplice conoscenza o di amicizia. Ed eccoci tutti più vicini. 

Se guardate agli autori di questa settimana vi accorgerete che sono tutti impegnati, attivi, fanno un uso politico dell'immagine. Può un'immagine fotografica cambiare il mondo? Può farlo un autoritratto? forse no, ma può sicuramente cambiare la percezione che abbiamo del mondo e di noi stessi nel contesto in cui viviamo.

Studiate bene gli autori. Appassionatevi alle loro storie.
 

Rispondete a questo questionario che abbiamo preparato per voi. Che cos'è? 

Parla del privilegio, un argomento molto importante che si sta ampiamente affrontando nel presente. Il punteggio che ne verrà fuori parlerà del vostro privilegio. Non ci accorgiamo infatti di quante libertà abbiamo, di quante cose non ci toccano personalmente, e le diamo per scontate. Così come capita di sottovalutare ingiustizie e questioni solamente perché riguardano gli altri e in qualche modo, anche se ci dispiace, ce ne dimentichiamo per vivere serenamente la nostra vita, il più possibile. 

Come leggere il risultato? Più alto sarà il punteggio e più significa che il nostro privilegio, rispetto a quello di altri, è alto.

Una volta completato il questionario, annotatevi le sensazioni che provoca in voi. Ora passate all'azione. Dovete farvi messaggio. Che cosa potete raccontare al mondo di importante? Occorre scavare su più fronti. Ricostruire la nostra storia. Guardarsi dentro, ma guardarsi anche nelle relazioni, nell'ambiente culturale, in tutto ciò che ci ha resi quelli che siamo. Non tutti abbiamo storie incredibili come Zanele Muholi o Mari Katayama, ma tutti noi abbiamo qualcosa che riguarda il nostro vissuto che se sviscerato può diventare vero e proprio discorso collettivo.

 

Forse abbiamo un credo politico, forse abbiamo un'idea molto chiara sul nostro culto oppure al contrario, vogliamo liberarcene. Forse abbiamo vissuto privilegi che - paradossalmente - hanno portato conseguenze inaspettate, o forse abbiamo avuto difficoltà (economiche, fisiche, relazionali...) che sono stati grandi ostacoli ma che allo stesso tempo ci hanno resi ciò che siamo, e quindi più forti. Occorre trovare quell'unica cosa, estrapolarla e portarla fuori da noi. Occorre ora concentrarsi e capire come rappresentarla nel migliore dei modi. Forse avete già cominciato a farlo in modo istintivo nelle scorse settimane, e allora basterà riprendere i fili del discorso...

 

Nel 2015 feci questo lavoro, dal titolo The line between you and me. Era una riflessione sul tema dei confini, a partire dalla coppia, dalla mia relazione personale, che in quel momento mi stava mettendo di fronte a numerosi ostacoli e riflessioni, che poi si espandeva fino a giungere ai confini tra gli Stati, e nell'impossibilità di attraversarli: non solo geograficamente ma umanamente. Quanti muri, barriere, ancora oggi poniamo tra noi e l'altro? volevo fare notare come spesso i confini hanno sembianze simili, che incontrare l'altro è sempre difficile - chiunque esso sia, dalla persona più lontana sul Pianeta a chi ci sta più vicino, perché avvicinarci all'altro significa abbassare le difese, fare entrare, lasciarsi trasformare da quell'incontro. L'immagine di sx è un autoritratto con mio (oggi) marito, quella di dx è una mappa satellitare di un confine estremamente noto che diventa simbolo universale delle barriere reali e invisibili che anziché svanire continuano ad essere costruite ogni giorno in ogni parte del Pianeta.

COME PROCEDERE PASSO A PASSO PER COSTRUIRE IL PROGETTO

1) Per prima cosa occorre tentare di fare una "mappa della nostra vita". Dobbiamo osservarci come fossimo fuori da noi, come se della nostra storia dovessimo scrivere un trattato, o ancora una biografia, un saggio. Quali sono i punti importanti che l'hanno attraversata e segnata? Proviamo a scriverli come fossero parole chiave. 

Parallelamente, proviamo a creare - oltre a questa mappa - anche una descrizione il più oggettiva possibile di noi stessi. Proviamo a descriverci come se fossimo di fronte ad una persona completamente estranea, dall'altra parte del Pianeta, e dovessimo raccontargli tutto, senza dare nulla per scontato. Non solo caratteristiche caratteriali dunque, ma anche attributi che spesso diamo per scontati, ma che di fatto definiscono chi siamo. A cosa serve tutto ciò? A rientrare in categorie o gruppi di pensiero che possano connetterci con il mondo. Per quanto infatti siamo esseri unici fra miliardi, abbiamo anche bisogno di appartenere. Non dobbiamo tuttavia limitarci a definirci nelle categorie. Al contrario. Quelle categorie ci ricordano solo che non siamo soli, ma ci saranno aspetti di noi che sfuggono ad ogni definizione e controllo...

2) Osserviamo ora la nostra mappa della vita. Pensiamo ad ogni aggettivo, azione, qualità che fino a ieri non avevamo pensato di mettere nero su bianco. Che cosa è stato più difficile accettare? Dove abbiamo incontrato ostacoli? Per esempio io potrei scegliere di parlare della difficoltà di essere donna a un età in cui scegliere fra possibilità di costruire una famiglia e il proprio lavoro spesso entrano in conflitto, oppure potrei parlare della religione cristiana e dei suoi rituali, così come li ho vissuti io attraverso gli insegnamenti della mia famiglia e dei conflitti che questi hanno generato in me, o potrei parlare del fatto che il mio gruppo sanguigno è lo stesso di mio padre, che non potrebbe mai donarmi il suo sangue, a causa di un grave incidente avuto quando ero solo in fasce. Di questo ho parlato in effetti in un mio lavoro, dal titolo Cicatrici, dove l'incidente di mio padre diventa occasione per riflettere in senso più ampio sulla memoria, sul potere delle immagini, su come le ferite nel tempo si rimarginano ma continuano a raccontare la loro storia.  O dell'universalità del mio gruppo sanguigno, che mi connette a molti altri sulla Terra. Le storie possibili sono chiaramente infinite. Occorre scegliere. Magari qualcuno di voi parlerà della difficoltà di vivere in un luogo diverso da quello che ci sembra casa, della difficoltà della separazione, del complicato rapporto con un figlio adolescente, della propria conversione religiosa, delle proprie scelte alimentari, del proprio orientamento sessuale, del tentativo di cambiare vita, lavoro, casa. Ci vuole coraggio, è vero. Ma l'arte ci permette di essere molto più coraggiosi e liberi di quanto ci sembra di essere nella vita di tutti i giorni. Occorre un pò di coraggio e una giusta dose di follia per essere artisti. Provare per credere!

3) Ora occorre domandarsi: con chi condivido questo? quante persone, oltre a me, hanno dovuto affrontare, o affrontano, la stessa situazione? in che modo questo lavoro può connettersi a loro e raccontare, attraverso me stess*, la storia di tutti loro? Questa serie di autoritratti sarà quindi dedicato a tutte le persone che condividono con noi quella ferita, quella cicatrice, o quell'elemento non necessariamente tragico (può essere infatti anche qualcosa di molto positivo) che ci accomuna​. Ricordatevi che forse avete già trovato la vostra storia nelle settimane passate. Provate a guardare indietro nella gallery, chiedetevi se una di queste storie rientra nei discorsi che stiamo facendo qui, nell'ultima settimana, e se possiamo andare ancora più a fondo...

4) Essendo alla quarta e ultima consegna, dovreste avere imparato a procedere dandovi un certo metodo di lavoro. Prima l'idea, gli appunti. Poi - sempre meglio - un piccolo schema con un'idea abbozzata e vaga delle immagini che si potrebbero realizzare per rafforzare il progetto. Poi si procede nella realizzazione delle immagini. Ricordatevi in questo esercizio è fondamentale tenere a mente il nostro referente: l'altro. Quindi, passo a passo, mentre costruiamo il progetto e mentre scattiamo le immagini, chiediamoci sempre se sono abbastanza chiare e se esprimono al meglio il concetto per chi le guarderà. "Sono per l'altro o per me?" dovrebbe essere una specie di mantra. Ciò che emerge per noi, lasciamolo per ora da parte, oppure integriamolo con ciò che serve per comunicare con il mondo esterno. 

5) Pubblicate nella gallery la vostra serie fotografica nella quarta sezione appositamente creata. Le immagini non devono essere più di 10 (se sono di più scegli le più rappresentative) e devono essere ridimensionate in formato web. In più aggiungete un piccolo testo che racconti ricerche, difficoltà e riflessioni.

6) PUBBLICA TUTTO ENTRO LUNEDI' PROSSIMO. Essendo l'ultima settimana di lavoro, hai un pò più di margine e per chi ha bisogno di un pò più di tempo può persino pubblicare entro la mattina di martedì :)

7) attendi il feedback degli altri partecipanti e il mio. Sarà una bellissima occasione di confronto. E' l'ultima consegna, mettici tutta la tua energia!

ALCUNI CONSIGLI IMPORTANTI ​

1) CHIEDI CONSIGLIO A CHI TI E' VICINO.

essendo un progetto difficile può essere utile chiedere l'opinione di chi hai fiducia. Non tanto sulla scelta del tema, quanto sui modi in cui realizzarlo. 

2) STUDIA GLI AUTORI.

Per questo progetto è molto molto importante fare ricerca. Appassionati agli autori e non pensare che per loro sia stato meno difficile che per te!

3) NON PERDERTI NELLA COMPLESSITA'.

il segreto per la buona riuscita di questo progetto è partire da un dettaglio, senza perdersi nella complessità degli eventi. Se cerchiamo di raccontare temi troppo complessi e vasti e di combinarli con altre cose il rischio è di non uscirne più. Concentrati su un dettaglio. E' nel piccolo che si può poi espandere il senso più grande del sé.